Qual è il miglior materiale per una stufa a legna?

Una stufa in ghisa porcellanata

Le stufe alimentate a legna, vengono fabbricate utilizzando ceramica, terra refrattaria, oppure metalli come acciaio e ghisa, sovente troviamo stufe che sono una combinazione tra loro di questi materiali.

Ogni tipologia di stufa presenta inevitabilmente dei pregi e dei difetti, ma quello di cui dobbiamo tenere conto, e che fa la differenza, è la qualità in sè dei vari materiali utilizzati e la bontà del progetto da cui la stufa nasce.

Anche l’utilizzo di stufe a pellet o inserti a legna per camini possono essere considerate valide opzioni da tenere in debita considerazione rispetto alle classiche stufe a legna, anche loro comunque presentano punti di forza e debolezze che verranno alla luce a seconda delle condizioni di utilizzo.

La stufa in pietra ollare, pro e contro

Le stufe in oggetto meritano un’attenzione particolare, il materiale con cui vengono fabbricate, la steatite, è una roccia di origine magmatica, che si è via via formata nel corso di milioni di anni ed ha delle qualità mineralogiche e fisiche di assoluta straordinarietà.

La steatite è estremamente compatta e densa, è costituita fondamentalmente da magnesite e talco, è pressoché immune agli acidi, non conduce assolutamente elettricità ed è antistatica. Se ciò non bastasse la pietra ollare è anche di facile lavorabilità ed estremamente durevole e resistente, sopporta senza alcuna sofferenza sbalzi di temperatura notevoli.

Nel nord Europa i maggiori produttori di stufa ollare grazie ad intelligenti progettazioni ne sfruttano al massimo le caratteristiche. La steatite infatti è in grado in tempi brevi di assorbire elevatissime quantità di calore e poi rilasciarle in ambiente per lungo tempo ed in maniera uniforme. Una stufa in pietra ollare non scotta mai, le sue pareti sono sempre gradevolmente calde.

Il riscaldamento nelle stufe in pietra ollare funziona a “carica”. Riempita ed accesa la stufa, la porteremo alla massima potenza affinché la steatite possa ricevere ed assorbire il maggior numero di calorie possibili, a fine combustione la stufa provvederà a rilasciare il calore in ambiente. E’ un processo diverso da quello delle stufe in ghisa o acciaio dove invece si cerca di modulare la fiamma per avere una quantità di calore pressoché costante.

I fumi caldi percorrono un “girofumi” sorta di chicane all’interno della stufa, appositamente costruita per assorbire la maggior quantità di calore possibile al passaggio dei fumi, il calore immagazzinato in grandi quantità viene consegnato agli strati di pietra più esterni della stufa che provvedono a cederlo lentamente in ambiente.

Le stufe che lavorano a “carica” a fronte di una combustione che mediamente dura da 2 a 3 ore cedono calore per irraggiamento per le 12/24 ore successive. I dati sono ovviamente indicativi e variano anche notevolmente da stufa a stufa in base alla capacità di carico della stessa, alle sue dimensioni, ed all’ambiente dove sono installate.

Pro:

Questo metodo di riscaldamento (l’irraggiamento) molto dolce e naturale ad oggi è ritenuto il riscaldamento più sano ottenibile con sistemi artificiali, è il più simile al riscaldamento solare. Il non avere circolazioni di aria forzata elimina di fatto il problema delle polveri in sospensione, che spesso infiammano le vie respiratorie. La sua combustione veloce ed alla massima potenza è sicuramente pulita ed altamente redditizia, il creosoto è praticamente assente in questo tipo di impianti. Con una massimo di due cariche al giorno potremmo avere una fonte di riscaldamento per le 24 ore, è ottima per chi non può seguire un impianto in ogni momento, caricando la mattina abbiamo la certezza di trovare la casa calda la sera. Così alti rendimenti sono sinonimo di bassi consumi e quindi bassi costi di esercizio. Una stufa in pietra ollare ci accompagna sicuramente per tutta la vita, alcune operano tranquillamente da più di mezzo secolo.

Contro:

Per poter apprezzare appieno una stufa in pietra ollare è pressoché indispensabile che la casa venga progettata in funzione di quest’ultima, la pietra ollare infatti pesa maledettamente tanto, una stufa in pietra ollare adatta a riscaldare un’abitazione di circa 50 mq può pesare anche 800 chili, le più grandi e performanti possono anche arrivare a circa 25/30 quintali. La stufa per poter rendere al meglio dovrebbe essere posizionata centralmente negli ambienti, così da poter irraggiare liberamente in tutte le direzioni. Con queste premesse è facile intuire che si renda spesso necessario un rinforzo dei solai, ed una attenta valutazione della disposizione di tutti gli altri elementi che comporranno l’abitazione. La sua collocazione è pressoché unica e definitiva , spostarle è impossibile. Il montaggio deve essere fatto solo da personale altamente qualificato. Non sono impianti idonei a riscaldare case non abitate per lunghi periodi o magari per le settimane bianche. Il riscaldamento per irraggiamento richiede tempo per rendere confortevole un ambiente, anche delle giornate, se fuori è particolarmente rigido, le stufe hanno bisogno di tempo per andare in temperatura. Per finire sono oggi le stufe più care presenti sul mercato.

Acquistare una stufa in pietra ollare

In questo caso la serietà del venditore e la fiducia che abbiamo in lui è fondamentale. I più famosi produttori di stufe in pietra ollare sono Finlandesi, estraggono steatite e la lavorano da sempre e ne posseggono i migliori giacimenti al mondo. Le certificazioni e le garanzie che rilasciano a corredo sono una certezza per l’acquisto. Ad oggi alcuni produttori  locali si sono affacciati sul mercato della pietra ollare con delle proposte valide a prezzi competitivi.

Blocco di pietra ollare da cui è ricavata una stufa

Un maestoso blocco di steatite da cui è stata ricavata una stufa

 

Le stufe in materiale refrattario o “cotto”

Sino alla metà del secolo scorso in terra di Romagna e di Toscana erano maestri nelle stufe in cotto, Becchi un nome su tutti, non da meno Società Fumisti, Mercatanti, e Felici (mi scuso con chi è rimasto fuori dall’elenco, ma sarebbe veramente lungo).

Le stufe in cotto sono costruite in blocchi di terra refrattaria su stampi cotti in forno. Vengono prodotte in pezzi che una volta consegnati vanno assemblati e sigillati tra loro al momento dell’installazione con del cemento refrattario. Le uniche parti in materiale ferroso di una stufa in cotto sono solitamente gli sportelli, le valvole, ed i cassetti per la raccolta delle ceneri

Pro:

Le stufe in materiale refrattario amplificano sia i difetti che i pregi delle stufe in ghisa.

Come le stufe in pietra ollare anche le stufe in cotto conservano il calore per diverso tempo (ore) anche dopo la cessazione della combustione, questo è un vantaggio nell’autonomia di una stufa specie di notte. Scaldano per convenzione, sono decisamente più calde di una stufa in pietra ollare ma non raggiungono le temperature dell’acciaio o della ghisa. Rilasciano un tepore più soft rispetto agli impianti in ghisa o acciaio. Essendo un materiale inerte il refrattario una volta cotto mantiene le sue caratteristiche per periodi anche molto lunghi, alcune stufe Becchi che hanno riscaldato le aule delle nostre scuole nella prima metà del scolo scorso sono ancora perfettamente funzionanti ed attive per la gioia dei fortunati possessori. Al pari delle stufe in pietra sono sicuramente i manufatti più longevi.

Contro:

Oltre ad essere pesanti, non quanto le stufe in steatite, ma comunque pesanti, sono anche piuttosto delicate e fragili, spostare o ri-assemblare una stufa in cotto una volta installata può essere un’impresa non di poco conto. Dovremo avere perciò le idee ben chiare sulla location che daremo alla stufa prima di montarla. L’inerzia termica è una caratteristica delle stufe in pietra refrattaria, il loro riscaldamento non è immediato, specie alle prime accensioni, si prenderanno poi la rivincita scaldandovi a lungo con poca spesa.                                                      .

Il refrattario al pari del laterizio è un prodotto poroso che al suo interno trattiene facilmente umidità, se la stufa dunque si trova in case umide o non viene usata da tempo le prime accensioni dovranno essere estremamente dolci con aumenti di temperatura graduali e lenti in modo da dare tempo al refrattario di espellere l’umidità dal suo interno ed asciugarsi. Un riscaldamento troppo repentino porterebbe l’acqua dell’umidità ad ebollizione provocando molto facilmente delle fratture nel materiale refrattario poi difficilmente riparabili.

Attenzione perché spesso la rottura o frattura irreparabile di un elemento della stufa comporta sovente la sostituzione della medesima in toto. Infine sappiate che sono mediamente più costose di una stufa in ghisa o acciaio, ma anche molto molto più belle, aggiungo io.

Acquistare una stufa in materiale refrattario

Verificare la qualità maggiore o minore della terra refrattaria non è cosa facile, così come è difficile valutare la qualità della cottura della stessa, che forse è il momento più importante della nascita della nostra stufa. Le garanzie offerte dal costruttore e soprattutto quelle offerte dall’installatore, che ricordo se ne deve assumere la responsabilità sono le uniche cose da verificare per sentirsi tranquilli.

 

Una stufa in terra refrattaria

Classicissima stufa in terracotta a cassettoni

Le stufe in acciaio

Le stufe in oggetto vengono assemblate con lastre di acciaio di diverso spessore, prima tagliate, forate poi piegate e saldate le une con le altre. I modelli più performanti hanno anche della componentistica in ghisa, gli sportelli ad esempio sono in questo materiale, la ghisa ha minor dilatazione termica e dunque stressa meno le guarnizioni, in fase di progettazione ovviamente di queste differenze (la dilatazione termica) ne viene tenuto conto, quando si fanno i calcoli relativi alle tolleranze. I prodotti di fascia alta, in questo settore, vengono costruiti con lamiere di forte spessore e garantiscono una durata se non pari alle stufe in ghisa, almeno molto simile. Solitamente in queste stufe gli interni delle camere di fuoco sono rivestiti con mattoni e materiale refrattario.

Pro:

I prodotti costruiti con spessori leggeri di lamiere garantiscono una trasportabilità altrimenti impossibile, inoltre rendono calore in maniera pressoché immediata, sono ottime per le situazioni “volanti” o per le emergenze, hanno la capacità di scaldare una stanza in pochi minuti. Le stufe dotate di lamiere di maggior spessore sono equiparabili in tutto e per tutto alle stufe in ghisa, sopportano altrettanto bene le alte temperature senza riportare danni o rotture. Le stufe in acciaio solitamente riscaldano per convenzione.

Contro:

Sovraccaricare una stufa in acciaio, specie se prodotta con lamierato piuttosto sottile può essere un problema, più o meno serio, se il carico produce un surriscaldamento lieve dell’impianto, molto probabilmente la stufa ne risentirà solo nell’aspetto, le lamiere prenderanno un colore violaceo e probabilmente tenderanno ad ondularsi leggermente al centro, dove non sono sostenute. In caso invece di una buona “scaldata” vi è la non remota possibilità di un distacco delle lamiere, a quel punto la stufa non è più a tenuta, gli sportelli non chiuderanno più bene e via dicendo. Sappiate che vi sono forme geometriche che minimizzano gli effetti della deformazione da calore e delle dilatazioni, un cilindro avrà meno problemi di un parallelepipedo, anche perché il secondo ha non meno di sei/otto saldature mentre il primo una sola.

Acquistare una stufa in acciao:

Verificate le saldature che non devono presentare porosità, la loro forma omogenea e costante è segno di qualità. Gli sportelli devono scorrere liberamente sui loro cardini e non deve essere necessario applicare uno sforzo sovraumano per chiuderli, la tenuta dello sportello di carico dovrebbe essere stagna, provate ad infilare un foglio di carta tra il corpo della stufa e lo sportello, una volta chiuso quest’ultimo non dovrebbe potersi muovere. Il cassetto della cenere deve essere comodo da vuotare.

 

Stufa in acciaio di design

 

Le stufe in ferraccio o ghisa

Le stufe in ghisa sono il frutto di vari pezzi fusi singolarmente in stampi appositi, rifiniti poi meccanicamente così da eliminare le imperfezioni della colatura e le inevitabili sbavature, questo piccolo puzzle viene in seguito assemblato a mezzo di viti di giunzione e mastice apposito, per alte temperature, tra le parti a garanzia di tenuta stagna. Se il prodotto è di qualità, le fusioni dei singoli pezzi presentano all’estremità una sorta di incastro con il pezzo vicino allo scopo di migliorare la tenuta. Gli spessori sono maggiori rispetto ad una stufa in acciaio, ed anche il peso ne risente (la ghisa ha peso specifico notevole). Se è previsto nella stufa anche l’utilizzo di carbone, solitamente la camera di combustione viene rivestita con mattoni refrattari. La stufa in ghisa solitamente scaldano per irraggiamento.

Pro:

Le stufe in ghisa sono in assoluto quelle maggiormente collaudate, per molto tempo infatti è stato pressoché l’unico metallo preso in considerazione per la loro costruzione, questo grazie alla sua capacità di resistere agli usi prolungati ed ai surriscaldamenti senza riportare particolari problemi. Sono decisamente più lente a raggiungere la temperatura di esercizio rispetto ad una stufa in acciaio, di contro conservano il calore più a lungo. Spesso le stufe in ghisa sulla sommità presentano un piano dove è possibile cucinare, in un’ottica di ottimizzazione dei costi è un fattore da tenere in considerazione.

Contro:

Una stufa di qualità non può prescindere da, ghisa e fusioni altrettanto valide, bisogna però tenere conto di alcune caratteristiche intrinseche della ghisa, Il ferraccio (come veniva chiamata alla fine dell’800) è soggetto a cricche e fratture specialmente nel caso di fusioni fallate, mal sopporta gli sbalzi di temperature repentini crepandosi nel caso e non accetta di buon grado di essere colpita (non si deforma, si rompe).  In caso di emergenza cercare di spegnere una stufa in ghisa utilizzando acqua significa spaccarla. Dopo aver installato la stufa è importante che venga effettuato una sorta di “rodaggio” allo scopo di prevenire danni, la stufa andrà scaldata lentamente e poi lasciata altrettanto lentamente raffreddare questo per almeno 4/5 volte. Poi lentamente portata a regime.

Le stufe in ghisa non sono mediamente prodotti “stagionali” il loro peso notevole (possono superare tranquillamente i 300/350 chilogrammi) non le rende idonee ad essere spostate. Se la vostra esigenza di spazio prevede a fine inverno il rimessaggio della stufa in altro locale dovete tenerne conto, l’acciaio in questo caso è consigliabile.

E’ previsto in fase di assemblaggio l’uso di mastice sigillante, questo, nel tempo e con l’uso tende a seccare e diventare friabile causando perdite di tenuta alla stufa, in questo caso si renderà necessario smontare l’impianto pezzo per pezzo per poi ri-assemblarlo una volta pulito con del nuovo sigillante. Non è un’operazione semplice ed è preferibile doverla affrontare solo dopo molti anni di esercizio.

Acquistare una stufa in ghisa

Come abbiamo appena detto verifichiamo subito la qualità della sigillatura delle parti. Ai più pignoli è consentito l’uso di una torcia per verificare che non passi luce tra una sigillatura ed un’altra, per tutti gli altri l’acquisto di un marchio riconosciuto è già sufficiente. Una buona sigillatura ci garantirà il percorso dei fumi solo dove previsto e non in ambiente, stessa regola per l’aria comburente in entrata, se dovesse filtrare attraverso gli sportelli o altro ci impedirebbe di regolare la potenza della nostra stufa. Non siate troppo pignoli… Come per le stufe in acciaio verificate gli sportelli, i cassetti ed i tiranti.

La qualità di una fusione non è facile da valutare, sappiate comunque che se la vostra stufa al tatto si presenta particolarmente ruvida o porosa è probabilmente segno di una fusione di non eccelsa qualità. Toccatene diverse quando state per acquistare la vostra, sentirete le differenze.

 

Una stufa in ghisa

Una bella stufa in ghisa accesa

 

Stufe rivestite

Nel tentativo, direi fruttuoso, di cercare di sfruttare il meglio dei vari materiali utilizzabili per la produzione di una stufa alcune case produttrici hanno pensato bene di creare degli impianti che potremo definire “misti”, mi spiego meglio, se prendiamo una stufa cilindrica in ghisa (vi ricordo che è quella che ha meno problemi con le dilatazione eccetera eccetera…) ed al suo esterno ci incapsuliamo un rivestimento in ceramica abbiamo preso due piccioni con una fava. Da un lato abbiamo un ottimo manufatto in acciaio, dall’altro uno splendido oggetto d’arredamento che oltretutto scalda.

Altra soluzione particolarmente in auge è costituita da una stufa in acciaio inox e camera di combustione rivestita in refrattario, al suo esterno, sorretto da un apposito telaio, un rivestimento in maiolica fa bella mostra di se e riscalda l’ambiente senza scottare al tatto, abbiamo ottenuto così anche maggiore sicurezza.

Pro e contro:

Vantaggi e svantaggi andranno valutati in base alle caratteristiche della stufa che intendiamo acquistare e dalla preponderanza o meno di un dato materiale.

Una stufa rivestita in maiolica

Immagine laterale di una stufa

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