Prezzo del pellet stagione 2019/2020, ancora aumenti?

L'incremento del consumo del pellet negli anni

Quanto costerà il nostro pellet per l’inverno 2019/2020?

Le due ultime stagioni 2017/2018 e 2018/2019 sono state caratterizzate da prezzi piuttosto alti e da un paio di picchi di richieste che hanno generato una carenza di prodotto specie verso fine anno 2017.

Le cause di questi ultimi aumenti sono da ricercare nelle maggiori richieste di prodotto all’interno del mercato globale del pellet.

Il fenomeno si acutizzerà sicuramente con il passare degli anni, considerato l’ingresso di nuovi “giocatori” ed i crescenti consumi da parte dei vecchi consumatori.

In parte, la crescita dei consumi del nostro mercato interno, è stata prevedibile e graduale, in quanto tutta incentrata prevalentemente su consumi “residenziali”, al contrario gli imprevisti incrementi di consumo da parte di grandi utilizzatori ha e sta destabilizzando in maniera sensibile il mercato globale del pellet.

Ci siamo potuti rendere conto, seguendo il mercato, di come il passaggio di centrali elettriche alimentate a carbone in Inghilterra abbia portato ad un incremento dei consumi di materiale stimabile in cinque milioni di tonnellate per l’anno 2018, tutto questo combustibile non è certamente di produzione locale, ma importato prevalentemente da Canada e stati Uniti d’America.

Il pellet ed un ex centrale di carbone

Non da meno l’Italia, che con circa 3.5 milioni di tonnellate anno, si conferma un grande consumatore residenziale. Il 90% del pellet che consumiamo è di importazione ed è per questo motivo fondamentale che l’andamento internazionale del costo della materia prima, si riflette inevitabilmente sul prezzo del nostro amato sacchetto da 15 chilogrammi.

Anni fa in televisione uno schetch di Raimondo Vianello rappresentava un primitivo che, alzando un masso, provocava un cataclisma nell’ emisfero opposto (la metafora di Lorenz che intitolò una conferenza del 1972 “può un batter d’ali di una farfalla in Brasile creare un tornado in Texas?”). Entrambe le metafore sono adeguate a farci un quadro esatto di quello che stiamo vivendo a livello globale nel settore del pellet.

Il costo del pellet nelle stagioni a seguire sarà inevitabilmente più elevato degli anni passati, questo perché la crescita dei globale consumi risulta essere estremamente più rapida della capacità di adeguamento delle attuali strutture produttive (ad oggi in Italia non sono previsti o almeno non si prevedono nuovi ed importanti investimenti nel settore degli impianti destinati alla produzione di pellet, limitati, i produttori locali, anche da una restringente normativa riguardante l’utilizzo delle risorse forestali demaniali) da tenere infine in debita considerazione che il combustibile a stock è in quantità assolutamente limitata.

Abbiamo fatto un piccolo e non molto approfondito esame su quello che succede nei paesi che si trovano ad ovest rispetto a noi; ad est rispetto all’Italia la situazione non si presenta migliore, vediamo perché.

Paesi emergenti come la Corea del Sud, e già affermati vedi il Giappone, stanno aumentando in maniera notevole le importazioni di pellet ad uso interno.

Lo schema dei paesi consumatori del pellet

Facendo un raffronto tra l’anno 2012 e l’anno 2017 possiamo asserire che la Corea del Sud con 2.4 milioni di tonnellate fatte arrivare nell’anno più recente, ha aumentato di circa 20 volte le sue importazioni in cinque anni.

Un mercato decisamente più di nicchia quello Giapponese che, con 0.5 milioni di tonnellate per l’anno 2017, ha comunque incrementato di ben sette volte le importazioni rispetto all’anno 2012.

Trend in crescita ovunque

La crescita dei consumi del sud est asiatico è causata da un artificioso e poco efficace sistema di incentivazioni per il quale, tutte le aziende o società che producono energia e dotate di impianti con potenze superiori a 500 MW , sono obbligate a produrre una percentuale della loro energia utilizzando fonti rinnovabili, non essendo idonee o incapaci a farlo, devono comunque acquistare dei “certificati green”.

Chi non è in gradi di raggiungere questi obbiettivi viene pesantemente penalizzato a livello economico.

La banca garanzie del pellet

Le strade percorribili sono a questo punto solo due:

  • Il produttore in causa si attrezza ed inizia a produrre energia da fonti rinnovabili.
  • Il produttore acquista energia (almeno una quota) da chi produce con fonti rinnovabili ed acquisisce così i necessari certificati.

Va da se che la produzione di energia con impianti a biomassa rinnovabili ha subito un’impennata, creando un richiesta di pellet cresciuta in maniera esponenziale.

I certificati hanno valore diverso in base al materiale utilizzato, il pellet ed il cippato hanno i coefficienti maggiori ad oggi.

Il sistema sino ad oggi utilizzato in Corea del Sud è attualmente al vaglio del governo del paese, una sua eventuale modifica potrebbe segnare i consumi di pellet per le prossime stagioni e dunque anche le sue valutazioni economiche.

Dal canto suo il Giappone incentiva l’utilizzo di biomasse rinnovabili, (all’interno del paese vige una forte incertezza sulla possibilità o meno di continuare con l’energia nucleare) con finanziamenti e sgravi ventennali alle aziende che producono energia da biomasse.

In assoluto le biomasse preferite dal Giappone sono pellet ed il legno, questo ha creato un forte incremento dei consumi di combustibile biomassa.

Pellet: un business mondiale

Questi fenomeni da soli bastano a spiegare perché i maggiori produttori di pellet volgano lo sguardo interessati ad Oriente, il mercato di riferimento è quello delle ex centrali elettriche a carbone ora alimentate a pellet, la via già segnata comunque per il futuro è quella delle centrali alimentate esclusivamente a biomassa.

Buona parte di questa nuova richiesta di combustibile, programmabile con largo anticipo, verrà soddisfatta dalla produzione di Canada e Stati Uniti, gli unici probabilmente oggi in grado di dare adeguate garanzie a determinati consumi. D’altro canto è necessario che la controparte dia segnali di essere solvibile e dati i consumi, le cifre diventano importanti, servono quindi adeguate ed opportune garanzie. Sembrano essere poche oggi le aziende del sud est asiatico capaci di fornire adeguate garanzie, verranno così avvantaggiati i piccoli e medi produttori di pellet locali, come i vietnamiti capaci di fornire pellet a costo decisamente minore.

Colossi Americani del pellet hanno già in portafoglio ordini e contratti con aziende giapponesi, mentre produttori vietnamiti hanno lo scorso 2017, fornito alla Corea del Sud qualcosa come 1.5 milioni di tonnellate di pellet.

I costi di trasporto e le scelte logistiche saranno fondamentali per le aziende del pellet nella corsa alle grandi forniture di combustibile rinnovabile.

Il gruppo acquisto del pellet

Questo scenario per quanto lontano da noi e difficilmente immaginabile, visti i nostri consumi domestici, influenzerà inevitabilmente ed in misura importante il costo del pellet negli anni a venire.

I gruppi di acquisto e l’acquisto in prestazionale diventano sempre più occasioni importanti per poter risparmiare danaro!

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