5 buoni motivi per scegliere il riscaldamento a legna

Pellet

1) Ardere legna nel camino o nella stufa è ecologico?

Se uno dei fattori dell’effetto serra, che affligge il nostro pianeta,  è la continua ed indiscriminata deforestazione , diventa accettabile supporre che consumare legna come combustibile da riscaldamento non sia ecosostenibile.

Di fatto il consumo di legna per il riscaldamento non può essere ritenuto responsabile della deforestazione che avviene per lo più in funzione delle esigenze sempre maggiori dell’agricoltura (basta vedere cosa succede alla foresta Amazzonica ogni anno che passa) nonché della pastorizia che abbisogna sempre di più di spazi liberi ed infine dall’industria del mobile. Se effettuato con criterio il rifornimento di legna da ardere per uso energetico proviene principalmente dalla pulizia e manutenzione dei boschi, questo aiuta le piante a rinnovarsi e le mantiene sane.

Un bosco ed il suo sottobosco

L’effetto serra dovuto all’eccesso di anidride carbonica deriva principalmente dall’utilizzo di combustibili cosiddetti fossili, Petrolio in primis e carbone (la Cina è tuttora forse il primo  consumatore di carbone al mondo). Il carbonio rimasto per milioni di anni intrappolato è stato poi liberato in quantità inimmaginabili in un lasso di tempo brevissimo (circa 150 anni contro qualche milione, gli ultimi 50 poi sono stati deleteri). In tempi brevi si rivela un processo pressoché irreversibile.

Diversamente, bruciando legna produciamo la medesima quantità di anidride carbonica che si verrebbe a creare se la legna fosse lasciata marcire nei boschi e dunque decomposta (la decomposizione la possiamo paragonare ad una lenta combustione naturale per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica). Le piccole quantità di anidride carbonica rilasciate dalla combustione della legna vengono poi riassorbite dalla crescita di nuove piante che la utilizzano attraverso la fotosintesi clorofilliana per la crescita dei propri tessuti, dandoci così nuova legna.

Dobbiamo sincerarci che la legna che andremo a bruciare non provenga da un taglio indiscriminato, ma da un corretto sistema di taglio, rimboschimento e governo dei nostri boschi.

Ad oggi che si dica la legna ed i suoi derivati (pellet, cippato, tronchetti) sono la vera ed unica fonte di energia realmente rinnovabile di cui possiamo disporre.

Immagine di pellet, cippato e legno

2) L’impatto nell’economia e nell’ambiente del nostro paese

Al contrario di quello che ci viene comunemente da pensare le foreste Italiane (almeno la maggior parte) godono di buona salute e da circa un secolo e mezzo a questa parte sono in lenta ma continua espansione. Oggi circa un terzo dell’intera superfice del nostro paese, pari a quasi nove milioni di ettari, è costituita da boschi e foreste, queste si vanno ampliando di anno in anno e migliorano costantemente sia in resa che in qualità.

Secondo fonti del Corpo Forestale dello Stato la massa boschiva Italiana  cresce di circa trenta milioni di metri cubi l’anno.

Di tutto questo ben di Dio solo una piccola parte viene utilizzata, circa il 30%, di questa quantità la legna da ardere supera abbondantemente la metà. Facendo un pò di conti appare subito chiaro che, il monte premi in legna depositato nei boschi Italiani aumenta annualmente di circa venti milioni di metri cubi. Questo stato di cose è dipeso sia dalle singole regioni, che dalle politiche forestali dello stato, l’abbandono dei terreni agricoli in zone magari impervie (soprattutto dopo la seconda guerra mondiale) o montane ha fatto si che il bosco si riappropriasse di terreni che una volta erano suoi, il rimboschimento artificiale poi ha fatto il resto.

Il bosco può essere coltivato, ne più e ne meno come qualunque altra pianta, per la produzione di legna da lavoro o legname da riscaldamento. Nel momento in cui andiamo a coltivare il bosco per produrre legna da lavorazione, automaticamente produciamo anche una grande quantità di legna da ardere per riscaldamento (tutti gli scarti della lavorazione sono comunque ottimi per riscaldare). Se la selvicoltura viene realizzata seguendo dettami naturalistici ed adottando criteri di sfruttamento razionali, la raccolta di legno dai boschi non è assolutamente un’attività distruttiva. Anzi, la valorizzazione del legno a livello energetico e di risorsa eco sostenibile consente di aumentare il valore complessivo del parco boschi, rendendo di fatto interessante la sua coltivazione a cura e per mano dei proprietari che spesso per difficoltà logistiche o a causa della natura impervia del territorio di fatto lasciano il  tutto in abbandono. Rendere economicamente vantaggiosa la cura del bosco diventa uno strumento importante anche per la prevenzione del territorio, un bosco che rende danaro sicuramente sarà più protetto da incendi dolosi o accidentali che siano.

Non solo dal bosco si può ricavare legna da ardere, i campi ad esempio con con i loro arbusti, siepi ed alberi che naturalmente crescono lungo i canali di confine e vicino ai vari ruscelli sparsi nel territorio, sono una fonte che da sempre regala ingenti quantitativi di materiale da ardere. La comunità europea inoltre, ormai da anni, incentiva i proprietari terrieri, con interessanti supporti economici ad aumentare la produzione di alberi destinati alla produzione di biocombustibile.

La potatura dei viali alberati regala interessanti quantitativi di materiale, che, insieme ai residui di colture agricole, dal riutilizzo di imballaggi desueti (pallet e quant’altro) e sommato allo scarto di lavorazione delle segherie (cortecce, nodi, trucioli, schegge, segatura) forma un immenso quantitativo di materiale ottimo e riutilizzabile per riscaldamento. Si calcola che in falegnameria circa il 30% del legno viene scartato e non entra nei processi produttivi.

Fonti attendibili hanno stimato in 30 milioni di metri cubi anno la quantità di materiale disponibile nel nostro paese ed utilizzabile a scopo energetico. Facendo una media ponderata e valutando un peso medio di circa 350 chilogrammi per metro cubo, con una resa energetica pari a circa 4 KW per chilogrammo di materiale stagionato abbiano, almeno in teoria più o meno 42 miliardi di KW da utilizzare.

Sino a qui il tutto senza andare ad intaccare minimamente il capitale di foreste Italiane, è innegabile che in Italia tra le fonti di energia rinnovabile il legno è quella che presenta ad oggi le migliori credenziali per un utilizzo nel breve/medio periodo.

Della legna da ardere

3) Bruciare legna, l’impatto ambientale

Per secoli abbiamo bruciato, legna prima e carbone a seguire, non prestando particolare attenzione all’ inquinamento ed ai danni che questo provoca sull’ambiente. Eravamo impreparati, le riserve di acqua, benzina, legna e quant’altro sembravano infinite, al pari pensavamo erroneamente che la natura da sola avrebbe posto riparo ai danni causati dalla scelleratezza dell’uomo, ci sbagliavamo.

La situazione negli ultimi decenni è precipitata, le fonti inquinanti si sono moltiplicate, paesi emergenti e non, inquinano follemente e in più siamo diventati tanti. Il mondo è affollato, terribilmente affollato. Oggi qualunque scarto gettiamo senza precauzione, sarà sicuramente respirato, bevuto o mangiato da qualcun altro, o molto probabilmente ci tornerà sotto altra forma, avvelenandoci.

Le stringenti normative che vogliono tutelare maggiormente l’ambiente e la sua qualità, non vanno viste o vissute in chiave vessatoria, al contrario sono uno strumento per migliorare e preservare la bontà della nostra vita, e delle generazioni che seguiranno. È importante che ognuno di noi dia il suo contributo, vuoi con la raccolta differenziata del pattume, vuoi con l’utilizzo di fonti rinnovabili, vuoi con una buona dose di senso civico ed educazione.

I produttori di stufe per lo meno quelli maggiormente quotati e validi, hanno rinnovato ed aggiornato tecnologicamente i loro impianti, offrendo al mercato prodotto in linea con le nuove e stringenti normative in materia di inquinamento. Questi impianti sono in grado di bruciare legna e i suoi derivati in maniera pulita ed ecologica. Le stufe di nuova concezione riducono l’emissione in atmosfera di incombusti sino al 90% con rendimenti estremamente elevati, garanzia di consumi contenuti.

Un impianto ben costruito (stufa o quant’altro e relativa canna fumaria) e ben installato, se alimentato con della legna stagionata a dovere, fornisce calore e rilascia in ambiente un fumo invisibile che si disperde in atmosfera senza causare grossi danni ecologici.

Va da se che una stufa di qualità, rispetto ad un prodotto economico, avrà un costo iniziale decisamente maggiore, tenete conto che una stufa poco inquinante consuma a parità di calorie emesse molta meno legna, dura decisamente di più e per finire è sicuramente più protetta. L’investimento maggiore, iniziale, nel giro di qualche anno sarà ampiamente ammortizzato.

Oggi investire in impianti a biomassa all’avanguardia significa guadagnare in salute nostra ed del nostro pianeta oltre a farci risparmiare denaro.

Una foto di cippato

4) Confronto tra legna e metano: quale costa di più?

Lo sappiamo, se abitiamo in pieno centro storico a Milano o Roma e magari all’attico di un condominio farci consegnare legna a domicilio tagliata e sistemata può non essere proprio economico (ma se abitiamo un attico in centro a Milano o Roma forse il problema non si pone).

Qualunque altra soluzione abitativa, se corredata da un po’ di buona volontà vi farà scoprire che ad oggi nulla è maggiormente economico che bruciare legna. Tralasciando i fortunati possessori di boschi, anche dovendo pagarla a prezzo di mercato, avrete un deciso vantaggio economico nei confronti di qualunque altro combustibile fossile.

Il vantaggio sarà proporzionalmente alla bontà del vostro impianto.

Mediamente una stufa di qualità ha un rendimento circa dell’ 80% con un semplice calcolo vediamo che, bruciando un chilo di legna stagionata otteniamo circa 4.3 KW di energia, se consideriamo un costo al quintale di 12/13 euro il nostro KW di energia ci costa più o meno 0.030 Euro.

Un metro cubo di metano se bruciato in una moderna caldaia (rendimenti quasi del 90%) eroga 9.8 Kw per un costo di circa 0.085 Euro per KW, in zone disagiate o difficili il costo del metano può quasi raddoppiare.

In una casa media un’ora di riscaldamento a legna costerà circa 30/40 cemntesimi, mentre un’ora di riscaldamento a metano poco meno di un euro. Se ne deduce che riscaldare a legna permette risparmi nell’ordine del 60%.

Ultima nota: i combustibili fossili non sono rinnovabili, la legna si.

Tronchetti di legno

5) Bruciare legna ci rende più autonomi

Una guerra civile o una crisi politica può innescare un aumento del prezzo del petrolio, gli scioperi ed i disordini che seguirebbero (vedi i gilet gialli in Francia)potrebbero bloccare le consegne di gpl o gasolio. Un’evento eccezionale come le nevicate di questi ultimi anni renderebbero le stufe elettriche e le caldaie a gas perfettamente inutili (anche le stufe a pellet), una bella nuova finanziaria potrebbe aggiungere qualche nuova tabella ai combustibili (ancora paghiamo tasse sulla guerra in Etiopia e sulla ricostruzione post terremoto, con scarsi risultati invero, almeno per la ricostruzione), in tutto questo marasma la fedele stufa a legna continuerà tranquillamente ad ardere scaldandovi l’anima ed il corpo.

Per coloro che amano sentirsi padroni della propria vita (per quel poco che ci è concesso ancora) il riscaldamento a legna è una delle poche occasioni rimaste per poterlo fare.

I più estremisti ed avventurosi potranno procurarsi da soli la legna necessaria, per tutti gli altri la trattativa da pari a pari davanti a cataste di combustibile non ha pari. Vuoi mettere con la bolletta emessa dove non si capisce mai cosa paghi e perché, tra tasse fisse, acconti, oneri, diritti (non tuoi ovviamente) e consumi districarsi è sempre più complesso e difficile. Il tuo legnaiolo se non ti piace l’anno dopo lo cambi, senza raccomandate, rinunce, e quant’altro, se poi ti tratta male puoi anche urlare…

La semplicità costruttiva della vostra stufa e la sua affidabilità (parliamo sempre di prodotti di qualità) vi permetterà di effettuare la manutenzione ordinaria da soli, senza dover ricorrere a costosi abbonamenti o verifiche annuali, per non parlare poi del costo di alcuni pezzi di ricambio delle caldaie.

Il pellet visto da vicino

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